Un’aquila speciale

Oggi è il 22 aprile e due anni fa ci lasciava un grande Uomo prima che un grande corridore, il suo nome è Michele Scarponi.

Me lo ricordo bene quel giorno, mi trovavo nel piacentino per lavoro con Stefano ed erano più o meno le dieci del mattino quando alla radio sentiamo la notizia choc: “Investito il ciclista Michele Scarponi, per lui nulla da fare”.

Non ci posso credere. Perdo le parole, faccio in tempo ad alzare il volume che la notizia è già passata, Stefano mi guarda e mi fa accostare, capisce che c’è qualcosa che non va, anche se lui di ciclismo non ne sa.

Chiamo al telefono mio fratello in continuazione, ma non risponde, voglio dargli questa notizia prima che la senta da altri ma è fuori in bici.

Scendo dalla macchina e provo a calmarmi, inizio a cercare su internet ma non trovo nulla, vado nel pallone.

Mi continuo a ripetere: perché? Perché a Michele Scarponi?

Padre di due bellissimi gemelli, leader del gruppo, persona carismatica e piena di positività, perché proprio a lui?

Mentre mi pongo tutte queste domande iniziano ad uscire le prime notizie: investito da un furgone a Filottrano mentre percorreva una discesa a gran velocità, errore dell’ automobilista che per via del sole non lo ha visto. DISASTRO!

Mi carico di rabbia. Non può esistere una cosa del genere. Cazzo, non deve proprio esistere.

Due giorni prima Michele ha vinto a mani alzate la sua ultima gara al Tour of Alps e a pochi giorni sarebbe stato al via del giro d’ Italia come capitano.

Tutto questo è follia, non vinceva da anni ed ora da gregario in poco tempo si è trovato capitano, ha vinto in una tappa durissima davanti a Gerent Thomas ed é pronto per tornare alla conquista della maglia rosa ma purtroppo non c’è più. Se lo sono portati via.

Non faccio in tempo a tornare a casa che prendo la bici e corro verso il Bisbino, lo prendo forte, fortissimo. Faccio 15 km pensando continuamente a tutto questo.

Faccio il mio record personale.

Un’ ora, tre minuti e cinquanta secondi.

Ancora ad oggi rimane il mio miglior tempo, ero pieno di rabbia, di cattiveria.

Pochi giorni dopo al funerale Davide Cassani lo saluta con un “CIAO CAPITANO” ironia della sorte dopo anni passati a fare il gregario era tornato di nuovo capitano per via del forfait di Fabio Aru, anche se l’ anno prima è entrato nel cuore della gente per aver compiuto un’ impresa d’ altri tempi insieme a Vincenzo Nibali: nella diciannovesima tappa del giro d’ Italia, con arrivo a Risoul, era in fuga dalla mattina ed aveva già la vittoria in tasca quando ha aspettato Nibali fermandosi completamente per poi tirarlo gli ultimi 30 km lanciandolo verso la maglia rosa e così alla vittoria finale del giro. Una tappa pazzesca, o meglio una storia pazzesca.

Questa era la generosità di Michele. Persona eccezionale e grande perdita per il ciclismo italiano.

Un pensiero grande va alla sua famiglia, a sua moglie e ai suoi due bellissimi figli.

IL SUO RICORDO È VIVO DENTRO DI NOI.

Michele Scarponi è un’ aquila è da che mondo è mondo, le aquile non sono fatte per vivere a terra. Loro amano vivere lassù, in alto: tendono al cielo.

CIAO MICHELE.

Ti ricorderemo sempre per il tuo sorriso e per quello che hai dato al ciclismo.

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