Al vento

Si lo so, al vento, proprio come il magazine. Ma qua stiamo parlando di domenica, non della rivista del “diretùr” Emilio Previtali.

Stiamo parlando della Granfondo Laigueglia: la prima di una lunga serie, ma con un fascino speciale, forse proprio perché è la prima o forse perché siamo in riviera ligure.

Arriviamo il sabato in tarda mattinata ad Alassio. Fede ha trovato un appartamento proprio in centro su Airbnb ad un buon prezzo, dalle foto non sembra un granché ma quando arriviamo scopriamo che è tutt’ altro: spazioso, moderno e luminoso. Bene, iniziamo con il piede giusto! Lasciamo il borsone e scendiamo subito al mare che è a pochi metri per mangiare una pizza.

Nel pomeriggio ci avviamo a Laigueglia a ritirare il pacco gara e fare un giro nel “villaggio”.

Ho il numero 1978 e partirò nell’ ultima griglia. Sono sereno e non vedo l’ ora dell’ indomani mattina.

La sera mangiamo a casa, Fede una buona carbonara (cucinata da me) ed io pasta in bianco. Dopo cena sistemo accuratamente l’ occorrente:

-guanti lunghi

-manicotti

-divisa

-gilet

-casco

-occhiali

-gel e barrette

È tutto pronto! Domani si corre la GRANFONDO LAIGUEGLIA.

Dormo benissimo. Strano, ma non sento la tensione.

La sveglia suona alle 7 e come da copione mi alzo, vado in bagno e mi inizio a vestire. Cucino una frittata con del prosciutto cotto e 200g di pasta sempre in bianco.

In un attimo si fanno le 8 ed esco. Fa freddo, tira vento e ho 8 km per arrivare alla partenza.

Manca un’ ora in realtà e quindi vado avanti e indietro sul Capo Mele, su e giù tre volte. Inizio ad avere caldo, mi tolgo il gilet e vado in griglia.

Partiamo dal “budello” per fortuna, almeno non c’è vento mentre aspettiamo di partire. Osservo le case che affacciano sulla via della partenza. Hanno colori bellissimi, dal rosso al giallo al corallo e tutte hanno le ante delle finestre verdi.

Okay, sono le nove. SI PARTE!

Senza rendermene conto mi trovo sull’ Aurelia a 45 km/h. Sempre a blocco fino a Ceriale. 16 km a tutta e poi svolta a sinistra verso l’ entroterra.

Sto bene, sto molto bene, salto da una ruota all’ altra e cerco di rimanere il meno possibile al vento.

La prima salita arriva dopo 30 chilometri e la faccio quasi senza accorgermene.

La seconda la prendo forte e a metà quasi mi impianto, il cuore batte a 150, respiro con la bocca, inizio ad affannarmi e cerco di prendere il mio passo. Arrivo in cima e mi lancio in discesa cercando di recuperare fiato ma anche posizioni. Rientro su un gruppetto, siamo in venti più o meno e mi metto in mezzo cercando sempre di evitare il vento.

Mi alimento e penso di aver esagerato nella prima parte, sto a ruota, la gamba gira ma non voglio più sprecare energie, sul finale so che c’è una salita chiamata Colla Micheri di due chilometri che dovrebbe fare male ma prima manca ancora un’ altra salita di 6 chilometri.

La prendo davanti al gruppetto, sto nelle prime posizioni, preferisco così. Voglio provare a fare il mio passo, ma l’ idea non è delle migliori, mi faccio prendere dalla foga di essere davanti e prendo un sacco di vento che arriva da traverso e negli ultimi chilometri di salita perdo posizioni su posizioni.

Scolliniamo e mi butto pancia a terra per tornare davanti. Prendo una buca che sembra una voragine, non ci penso troppo e tiro dritto. In un attimo siamo ai meno 10 chilometri e sento di fare molta fatica ma penso sia il vento.

Mi si avvicina un ragazzo e mi dice che ho il patino posteriore che tocca con la ruota: “Attento, si brucia il carbonio così”. Gli rispondo: “Ecco perché mi sentivo rallentato” ma in realtà gli avrei voluto rispondere “Cazzo me ne frega del carbonio. Sto facendo una fatica boia porca t…”

Allargo il freno e mi rimetto sulle ruote. Finisco entrambe le borracce. Ora manca solo Colla Micheri: in cima c’è mia mamma, mio papà e Fede che mi aspettano. Voglio dare tutto, anzi, devo dare tutto. Sia per me che per loro.

Sembra primavera, il profumo delle mimose è fortissimo ma purtroppo respiro solo con la bocca e non lo sento.

Imbocco la salita davanti al gruppetto, la mossa è sempre la stessa! Mi guardo attorno e sono l’ unico con il numero così alto. Penso: bene vuol dire che sono andato forte, ho recuperato quelli delle griglie precedenti.

La sera prima mi sono studiato bene il Colla Micheri guardando la gara dei professionisti ma purtroppo scopro che si fa dall’ altro lato solo una volta iniziata la salita. E ora chi cazzo la conosce? Fa niente, resto davanti!

Il primo chilometro vola ma il secondo sembra infinito. Meno male sento la voce di mio papà che si trova a 500 metri dall’ arrivo che urla giù dal tornante: “VAIII KAPPEEE”.

Mi gaso e inizio a menare, mi scoppia il cuore ma fa niente! Giro il tornare e c’è mia mamma con il cellulare pronta a fare uno dei suoi video tutti mossi ma sempre belli, nel frattempo batto il cinque a mio papà e mi involo verso il traguardo dove c’è Fede che mi aspetta a braccia aperte!

SI CAZZO È FINITA! 113 km sempre a blocco. In 4 ore, 1 minuto e qualche secondo. Non male per avere sette uscite nelle gambe ed essere al 24 febbraio.

Svengo a terra mentre blocco il tempo su Strava. Mi aspetta il PASTA PARTY e una birra fresca per finire in bellezza questa stupenda domenica di sport.

Il ciclismo è qualcosa di meraviglioso e sono felice che siamo solo all’ inizio della stagione 2019!

Next stop GRANFONDO STRADE BIANCHE!

Ci sentiamo presto, un saluto da Laigueglia e sempre a blocco!

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